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Gli inizi
Una data di nascita lontana nel tempo: 9 marzo 1905, e già si entra nell'epopea della calzatura, in un mondo lontano e affascinante, che è bello rivivere attraverso le parole del protagonista, ancora oggi in ottima forma e sempre impegnato al suo "banchetto" di lavoro. Così Severino Artioli comincia il lungo e appassionato racconto, con una "verve" che il passare degli anni non ha minimamente offuscato: "Sono nato a Porotto, a quattro chilometri da Ferrara, ben 97 anni fa. A quattro anni persi il papà e mi stabilii con mia madre presso alcuni zii di Ferrara. I miei due fratelli minori vennero affidati ad altri parenti vicini. Fin dalla terza elementare, attirato da un bel negozio nei pressi di casa, mi recai a bottega da un calzolaio, al fine di apprendere un mestiere. A dodici anni, terminati gli studi fino alla sesta elementare, avevo già fatto una discreta carriera grazie anche all'aiuto di un lavorante bolognese di grandi capacità. Allora le calzature erano tutte fatte a mano, naturalmente. Al termine della guerra avevo come si suol dire un mestiere in mano e acquistai un banchetto con tutti gli arnesi necessari, cominciando a lavorare per conto mio, specializzandomi in calzature femminili. Mia madre si recò a Roma a lavorare come cuoca per un avvocato e io andai con lei, rimanendo nella capitale fino ai vent'anni. Intanto fui chiamato a fare il militare, che allora durava diciotto mesi, a Conegliano Veneto nel 26.mo artiglieria, ove arrivai al grado di caporal maggiore, congedato sergente. Al termine il capitano mi chiese di rimanere, ma dopo qualche incertezza mi congedai e tornai a Ferrara ove grazie alla raccomandazione di un avvocato mi impiegai al calzaturificio "Zenith", a quei tempi uno dei migliori". In breve tempo Severino diventa il beniamino del titolare, grazie alla sua già vasta conoscenza del mestiere. Sfortunatamente il proprietario, un certo Buzzoni, si ammala e muore dopo un paio d'anni; in seguito ai continui diverbi con il direttore, che aveva mal sopportato la stima del titolare per quel giovane lavorante, il nostro protagonista si licenzia e si reca a Milano, dove due anni prima aveva fatto una prova con esito positivo presso il calzaturificio "Verbano" di Paina. Ripresentatosi viene però accolto freddamente, e così pure accade presso altri due calzaturifici milanesi, "Polli" e "Forzinetti". Artioli viene così a sapere di una lettera della moglie di Buzzoni (ndr: l'ex-
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Severino Artioli ha ricevuto onorificenze di grande valore: è stato infatti nominato Cavaliere Omri (Onore al Merito della Repubblica Italiana); ha ricevuto la Medaglia d'Oro della Camera di Commercio di Varese per la fedeltà al lavoro; la Medaglia d'Oro della Città di Tradate per meriti civili, sociali ed economici e il premio del Rotary Club per la professionalità che ha sempre dimostrato nella sua attività.
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titolare della ditta "Zenith") che invita gli altri calzaturifici a non assumere personale proveniente dalla loro azienda. Effettivamente alla morte del proprietario si è verificata una fuga dei migliori lavoranti e la presa di posizione della "Zenith" può essere giustificata, ma non in questo caso specifico. Dopo un colloquio con la signora, grazie anche all'intervento dell'avvocato presso cui lavorava la madre e dello stesso prefetto, il nostro eroe riceve una licenza per poter essere liberamente assunto da altre aziende. "E così andai a Torino - riprende Artioli - ove lavorai con il direttore Stanguillini di Bologna. Nel frattempo per problemi di salute di mia madre fui costretto a tornare a Ferrara. Qui mi impiegai nella vicina Monselice presso un altro calzaturificio, l'"Euganeo", ove rimasi quasi tre anni, prima come fresatore e poi come capo fabbrica. Mi trovavo molto bene: senonchè un collega modellista fece il mio nome al "Calzaturificio di Tradate", che aveva bisogno di un dirigente. Una ditta piuttosto grande, in verità, che contava negozi a Milano, Torino e Roma. E così andai al "Tradate" nel 1932, all'età di 27 anni, dopo essermi licenziato a Monselice. Ricordo che il mio principale rimase senza parole per mezz'ora quando gli dissi della mia nuova destinazione.
Una storia veramente "d'altri tempi", quella narrataci da Severino Artioli, fondatore dell'omonimo calzaturificio specializzato nella creazione e lavorazione artigianale di scarpe maschili di altissimo livello note in tutto il mondo.

Uno stivale creato dal Sig. Severino negli anni venti
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