|

HIGH FASHION SHOES AND LEATHER GOODS MANUFACTURER
SEVERINO ARTIOLI: LA CALZATURA DIVENTA STORIA
"QUANDO MI DISSERO: VADA A CAMBIARSI LE SCARPE".
|
L'affermazione
Artioli comincia così a farsi un nome nel settore e ad essere sempre più apprezzato per le sue qualità. In ogni posto di lavoro riesce a migliorare la produzione e riceve molte offerte. Il titolare Sarti di un calzaturificio di Varese specializzato in articoli da donna cerca l'aiuto di Artioli a tutti i costi e così comincia una collaborazione che durerà circa sei mesi. "Dopo aver lavorato come ogni giorno a Tradate, un'auto mi portava a Varese. Avevo praticamente un altro contratto già in tasca: il titolare prometteva di comprarmi una villa per vincere le mie ultime resistenze". Nel 1932 Severino si sposa il giorno di Natale, per non perdere giorni di lavoro, con una ragazza di professione orlatrice che aveva conosciuto al calzaturificio di Monselice. Intanto la fama di Severino giunge fino a Forlì: un bel giorno alla stazione di Milano un amico rappresentante, un certo Savini, lo invita a seguirlo per un colloquio con il titolare del calzaturificio "Battistini", che contava allora ben 300 operai. Continua Artioli: "Avevo già la raccomandata con un nuovo contratto di assunzione per Varese pronta. Ma il titolare di Forlì mi convinse con un argomento che non avevo considerato: "Non sa che sta per scoppiare una guerra? (ndr: quella di Abissinia). Se viene nella mia azienda avrà l'esonero, perchè fabbrichiamo anche scarpe di tipo militare." E così mi recai a vedere la fabbrica di "Battistini" la domenica mattina seguente. Il panorama era esaltante: si trattava di uno stabilimento enorme, con tre saloni al piano terreno e altrettanti al primo piano, che fabbricava scarpe di tutti i generi, da quelle da tennis agli stivali a mezza gamba. Rimasi bene impressionato anche dall'accoglienza dei titolari, tre fratelli che mi fecero subito sentire a casa e di cui divenni amico in breve tempo. Uno stipendio a dir poco "d'oro" completava l'allettante pacchetto". Nel frattempo Nino Martegani, fratello di Ettore, titolare del "Calzaturificio di Tradate" e responsabile dei negozi omonimi non è soddisfatto delle ultime consegne arrivate. Si reca così a Tradate per protestare con Artioli,
ma quando arriva al calzaturificio scopre con sorpresa che Severino non lavora più lì. Dopo una litigata con il fratello che ha lasciato "scappare" una tale risorsa chiede un appuntamento a Bologna con Artioli tramite il rappresentante Savini, lo stesso che aveva procurato all'amico Severino il lavoro di "Battistini". Continua il protagonista: "A Tradate avevano già preparato un altro contratto, ma c'era un
|
Le tre generazioni Artioli: da sinistra il nipote Andrea, il nonno Severino e suo figlio Vito.
|
|
problema: lavoravo da "Battistini" da quattro-cinque mesi e avevo firmato un contratto per due anni. Inoltre avevamo un rapporto di amicizia che non mi sarei sentito di rompere in modo brusco. E del resto i tre fratelli Battistini avevano subodorato qualcosa: infatti al mio ritorno mi proposero un contratto in esclusiva per altri due anni, che naturalmente non potei rifiutare". A coronamento della brillante carriera di Severino Artioli, si delinea l'idea di aprire una fabbrica a Forlì, insieme all'amministratore della "Battistini", un certo Ronconi. Gli stessi Battistini si dicono pronti a finanziare l'impresa, a patto di trovare un valido sostituto per la posizione ricoperta da Artioli. Mancano otto-nove mesi al termine del contratto e Severino trova un posto in affitto ove impiantare la nuova impresa: è giunta la primavera del 1940, e il progetto sta per iniziare. Ma la storia decide altrimenti: Artioli incontra un amico con la cartolina precetto per quella che sarà la seconda guerra mondiale. Severino con la consueta lungimiranza capisce che non si tratterà di una guerra "lampo", come si riteneva allora. E nonostante le macchine siano già ordinate, sia stato trovato un sostituto per Battistini e tutto sia pronto, l'idea viene abbandonata in brevissimo tempo. Severino si trova ancora una volta a prendere una decisione rapida: il contratto con Battistini è terminato, si affaccia la possibilità di Tradate, con la certezza di un nuovo esonero dal conflitto. Ed ecco Artioli partire ancora una volta con tutta la sua esperienza come prezioso bagaglio. Naturalmente il desiderio di creare una propria fabbrica cova come il fuoco sotto la cenere: esattamente un giorno dopo la fine della guerra Severino si reca dal titolare e annuncia l'intenzione di mettersi in proprio.
Soggiunge Artioli: "A quel punto c'era tutto fuorchè i soldi. Millefanti, un modellista di Busto si propose come socio e accettai. Nel frattempo però il mio amico Stefanotti, ex-direttore dei negozi "Tradate" si ritrovava senza lavoro per un incidente che gli ha causato gravi menomazioni fisiche". Severino accoglie l'amico a braccia aperte, nonostante le resistenze di Millefanti, che finalmente accetta il patto a tre.
|
|
|